La nobile
residenza con bel giardino all'italiana, ricco di terrazzamenti,
fontane e statue, fu costruita nel 1712 per volontà della
nobile famiglia dei Montemagni. Conserva all'interno ambienti
di notevole interesse artistico come il salone affrescato dal
fiorentino G.C. Sacrestani (1660 1731) con storie che celebrano
le glorie della famiglia. Un ameno vialetto di camelie conduce
all'oratorio gentilizio dalla mossa pianta ellittica.
Benchè
dal cancello, spalancato sulla via di Baco, esca una ragazza in
bicicletta, la sciarpa tenuta tesa dal vento, ed anzi si avverta
nettamente il dolce rumore della ruota libera, nulla nella villa
del Cassero, pur nella severità e nell'apparente rigore
dell'impianto, appare semplice e democratico. Fin dalla prima
rampa si avverte la personalità del costruttore, Coriolano
Montemagni, senatore fiorentino, priore di Orvieto e primo segretario
di Stato: un uomo alto e magro, diffidente e stizzoso. Disturba
quel fiorentino, che sa di piaggeria, la famiglia essendo pistoiese,
originaria dal poggio di Montemagno, sulle pendici orientali del
Montalbano. Anche lo status a secretis mette in sospetto, cattiva
essendo stata la politica degli ultimi Medici e molti gli affari
e le ambizioni discutibili: dall'appalto della zecca alla costruzione
del Barco Reale.Affari, ambizioni, che non saranno stati senza
interesse per Coriolano Montemagni, come non lo erano stati per
Desiderio, segretario di Ferdinando II:consigli, ipotesi di alleanze,
delazione e colloqui, che in qualche modo ricordavano un rito
religioso, le labbra che si muovevano senza rumore, come in un
responsorio, i volti chinati secondo curiose cadenze.
stemma della
famiglia Montemagni
Se certo
fu la benevolenza e la fiducia dei Medici a segnare per i Montemagni
il momento di massima fortuna, la famiglia era già nobile
ed antica, risalendo fino al XIII secolo.Un tal Corrado, detto
di Montemagno, era stato infatti vessillifero dei guelfi pistoiesi,
alla battaglia di Benevento, nella quale Carlo d'Angiò
sconfisse le forze sveve e ghibelline al comando di Manfredi.
Alle glorie militari, due illustri personaggi, Buonaccorso il
Vecchio e Buonaccorso il Giovane, vissuti fra il XIV ed il XV
secolo, avevano aggiunto fama di poesia e reputazione di buona
dottrina, Buonaccorso il Giovane essendo stato anche giurista
e lettore allo studio fiorentino. Ma evidentemente era la vena
politica e diplomatica quella preponderante nel genio di famiglia,
molti essendo stati i Montemagni podestà, vicari e capitani
del popolo.